A Milano al Teatro Studio Melato, dal 3 al 15 marzo 2026, Francesco Niccolini firma la regia di Resto qui, tratto dal romanzo di Marco Balzano.
È la storia di una coppia di sudtirolesi di lingua tedesca, diventati italiani alla fine della Prima guerra mondiale, a Curon in Val Venosta, tra gli anni del ventennio fascista e la costruzione della diga che avrebbe sommerso il paese, lasciando solo la punta del campanile a perenne memoria dell’accaduto.
Protagonisti dello spettacolo – una coproduzione Teatro Stabile di Bolzano e Piccolo Teatro – Arianna Scommegna e Mattia Fabris.

A partire da Resto qui, romanzo di Marco Balzano edito da Einaudi nel 2018, prende forma, con la regia di Francesco Niccolini, un racconto teatrale a due personaggi e molte più voci, affidato ai corpi e all’interpretazione di Arianna Scommegna e Mattia Fabris.
La vicenda di Trina ed Erich – testimoni, vittime e, talvolta, anche carnefici della propria storia – incrocia quella del paese di Curon, in Val Venosta, a pochi chilometri dal confine con Austria e Svizzera, sommerso dalla diga inaugurata nel 1950, settantasei anni fa: un’opera che ha cancellato la vita di centinaia di famiglie, sopravvissute al fascismo, a due guerre mondiali e alla scelta forzata tra restare italiani o emigrare in Germania.
I personaggi, marito e moglie, raccontano ciascuno la propria versione: tra Fontamara e Rashomon, prospettive in parte sovrapponibili, in parte divergenti, che finiscono per comporre un quadro doloroso, ma attraversato da una tenace dignità, a dimostrare che si può perdere una battaglia senza essere sconfitti.
Scrive Francesco Niccolini, autore e regista del testo: «Attraverso un incastro drammaturgico di parti narrate e dialoghi, si dipana questo ennesimo pasticciaccio brutto della storia d’Italia. Un allestimento semplice, snello: come avrebbe scritto Melville, antico e malinconico. Storia di mani sporche e tenacia, rabbia, violenza e rimorsi. Disegni. Storia di donne e uomini semplici che non hanno accettato la resa e ora – davanti al Tribunale dell’Umanità e per una figlia che non c’è più – ripercorrono la loro lunga e umiliante sconfitta».

Il sito del teatro: https://www.piccoloteatro.org/it (R.B.)
