Dal 19 al 22 maggio 2026 a Milano al Teatro degli Angeli è in scena Magnificat, di Alda Merini, con Arianna Scommegna, regia di Paolo Bignamini.
Note di regia di Paolo Bignamini:
Nel Magnificat di Alda Merini, la vibrante interpretazione di Arianna Scommegna sa restituire tutta la carnalità, tutta l’intimità e tutta la sorprendente immedesimazione della poetessa milanese nei panni della Vergine Maria. In questo poema, l’umanità di Maria fa emergere una potente contraddizione: la vastità del divino sa trovare spazio in un corpo, e per giunta nel corpo di una ragazzina. Così incontriamo lo spavento e la speranza, lo sgomento e lo stupore, il dubbio e la certezza di quella che sarà la madre di Dio. Questo contrasto trova il suo compimento nell’accettazione del Mistero. La poesia di Alda Merini, nelle parole di Maria, riesce infatti a far coesistere lo smarrimento presente, il ricordo dell’innocenza passata e la dolorosa consapevolezza dell’avvenire. Maria è, nel medesimo tempo, se stessa, la ragazzina che era e la madre di Dio che sarà. Un cortocircuito vertiginoso e inafferrabile. Ed è proprio della grande poesia consentirci di scorgere questo incomprensibile.

L’universo di Alda Merini è peculiare ma solo apparentemente riconducibile agli elementi più evidenti che lo compongono e che tutti conosciamo e amiamo.
La poesia del Magnificat, in particolare, ha una compiutezza, una maturità e un’elevazione tali da imporsi come testo capolavoro, opera irriducibile persino alla grandissima umanità della sua autrice. Alda Merini è infatti presente come per assenza, sempre in filigrana, in questo mirabile poema che restituisce a Maria tutto lo spessore del suo “sì”.
Merini è Maria (i versi “Io non fui originata, ma balzai prepotente dalle trame del buio per allacciarmi ad ogni confusione.” sono gli stessi contenuti ne Il testamento, opera del 1953, come a sottolineare la vicinanza tra la ragazzina che l’autrice era e la ragazza che la Madonna adolescente è) e, al tempo stesso, la sua Maria è l’altissima Madonna capace di spingersi sul baratro delle più vertiginose contraddizioni del mistero mariano: vergine e madre, serva del disegno di Dio ma di quel disegno grande attrice.

La Maria che leggiamo in questo Magnificat decide di sbilanciarsi di fronte al silenzio della chiamata che riceve: come in un quadro di Edward Hopper, dove la luce che entra dalla finestra aspetta da noi – forse invano – un significato, ecco sulla scena un’Annunciazione contemporanea, dove quella luce che si adagia sul corpo, sul letto, sul pavimento della stanza è, insieme, il bruciante annuncio dell’angelo e una proposta all’attesa di tutti.
Maria abbraccia la strada impervia dell’inconcepibile. E quella strada la proverà fino a farla diventare la più sofferente tra le donne e la sua “caduta a terra / come una pietra di sogno” sarà “lo schianto di Dio”. Invecchiata tutto a un tratto dalla sua stessa scelta, invocherà nella solitudine più estrema l’aiuto di Dio, chiedendo conto al Padre della Sua responsabilità per quella proposta incommensurabile.
E proprio in questo vertice poetico, al colmo del dolore e dell’umanità, Maria scorgerà nella sua sofferenza il senso di una possibile salvezza.
Il sito del teatro: https://incamminati.teatrooscar.it/ (R. Bocchi)
