Annunciata la stagione teatrale dell’Astoria di Lerici

La stagione teatrale 2024/25 del Cinema-teatro Astoria di Lerici (SP) inizia il 12 novembre con 1984 di George Orwell, un nuovo adattamento di Robert Icke & Duncan MacMillan, regia di Giancarlo Nicoletti, con VIOLANTE PLACIDO, NINNI BRUSCHETTA, WOODY NERI e con Silvio Laviano, Brunella Platania, Salvatore Rancatore, Tommaso Paolucci, Gianluigi Rodrigues, Chiara Sacco.

Un tour de force teatrale a metà fra thriller, storia romantica, noir e spettacolarità: acclamato dalla critica e dal pubblico a Londra e a Broadway, il nuovo adattamento del romanzo di George Orwell 1984 è un’esperienza teatrale pronta a lasciare il pubblico senza fiato. Il capolavoro orwelliano, perennemente in cima alle classifiche dei libri più letti di ogni anno, oggi – nel mondo della rete, della dittatura tecnologica e del controllo digitale- mantiene intatta tutta la sua sconvolgente attualità e si presta ad essere più che mai una rappresentazione impietosa dei nostri giorni, in cui la privacy è un’illusione, la nozione di verità oggettiva è messa continuamente in discussione, potere e servilismo vanno a braccetto e la corruzione è tale da far sembrare inutile ogni forma di ribellione.
Uno spettacolo che, chiedendo al pubblico di mettere in dubbio la realtà di ciò che avviene in scena, pone un interrogativo senza tempo: che cos’è la verità?

Ninni Bruschetta

Il 25 novembre sarà in scena Artemisia Gentileschi. La forza dal dolore, direzione artistica e regia Gaetano Pacchi.

Artemisia Gentileschi. La Forza dal dolore, nata da un’idea di Gaetano Pacchi, consiste in una rievocazione drammaturgica della figura di Artemisia Gentileschi – pittrice del ‘600 – che subì uno stupro per il quale fu celebrato un processo conclusosi con la condanna dell’autore, il pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre di Artemisia, Orazio Gentileschi. Il testo, montato da Gaetano Pacchi attingendo dagli atti della causa e da brani di alcune versioni romanzesche della sua vita, vede al centro Artemisia, la quale si confronta con tre figure che ebbero un ruolo importante sia nella vicenda processuale, sia nella sua esistenza, in generale: il padre Orazio che, in quella circostanza, tenne un comportamento ambiguo, Tuzia, donna sulla cui parte nella storia sussistono molti dubbi e Agostino Tassi, il suo “carnefice”, il quale si difese negando di aver compiuto alcuna violenza.

Lo spettacolo è fuori abbonamento e gratuito.

Il 15 dicembre, alle ore 16, Pippi Calzelunghe, di Astrid Lindgren, per la rassegna “Tutti a Teatro. Spettacoli per famiglie”, regia di Chiara Benedetti e Giuseppe Amato, con Maria Vittoria Barrella, Marta Marchi, Sara Rosa Losilla.

Pippi Calzelunghe è un adattamento fedele del grande classico della letteratura per l’infanzia, inno alla libertà di pensiero, al coraggio di criticare le ingiustizie, al diritto di sognare mondi alternativi, nato nel 1945 dalla penna della scrittrice svedese Astrid Lindgren. Due attori e un’attrice performer  metteranno in scena le avventure dell’eccezionale Pippi e dei suoi amici Tommy e Annika, in una commistione tra teatro di prosa e teatro – circo. Pippi mostra ai bambini che la diversità può trasformarsi in autonomia, felicità, forza prodigiosa, perché Pippi infonde coraggio. L’incontro con lei renderà i suoi amici più allegri, creativi, intraprendenti e coraggiosi. La Villa, dimora del nostro fantasioso personaggio, diventerà un luogo stupendo in cui giocare in libertà, compiendo esplorazioni e immergendosi in avventure fantastiche. Dietro alla dirompente e divertente trasgressività di Pippi, si nasconde un personaggio dalla profonda umanità che agisce seguendo con coerenza i valori in cui crede: amicizia, giustizia, uguaglianza e rispetto del prossimo. Nel dipanarsi delle sue avventure, scopriamo l’essenza di questa figura bambina, l’immagine di un’infanzia autentica nel suo sognare, desiderare e creare universi e mondi ormai preclusi agli adulti.

Il 16 dicembre in scena Testimone d’accusa, di Agatha Christie, regia di Geppy Gleijeses, con VANESSA GRAVINA, GIULIO CORSO, con la partecipazione di PAOLO TRIESTINO e con Michele Demaria, Antonio Tallura, Sergio Mancinelli, Bruno Crucitti, Paola Sambo, Francesco Laruffa, Erika Puddu, Lorenzo Vanità.

Esiste la “commedia perfetta”? Forse sì. Secondo alcuni critici è “Il matrimonio di Figaro” di Beaumarchais, secondo altri è “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde. Sul più bel dramma giudiziario però non ci sono dubbi: “Testimone d’accusa” di Agatha Christie. Il gioco non verte tanto sulla psicologia dei personaggi (ci aggiriamo tra simulatori occulti, assassini, grandi avvocati) quanto sulla PERFEZIONE del meccanismo. È infernale questo meccanismo, con un colpo di scena dopo l’altro, in un crescendo raveliano, una battuta dopo l’altra. E la costruzione “giudiziaria”? Impressionante per precisione e verità, come se l’avesse scritta il più grande giudice inglese del secolo scorso. Lo spunto, come spesso accade nelle opere della Christie, parte dalla storia di una donna tradita dal marito più giovane; ed è uno spunto autobiografico. L’autrice fu tradita dal primo marito (di cui però portò sempre il cognome) e sposò poi un uomo molto più giovane di lei. Il testo teatrale è assai asciutto, non concede tregua alla tensione, affonda come una lama di coltello affilatissima (letteralmente) nella schiena di chi osserva. Considerare la “maestra del brivido” un’autrice di consumo è come valutare Hitchcock un cineasta di serie B. Agatha è un genio e tale per sempre resterà.

Vanessa Gravina e Giulio Corso

Il 1° gennaio 2025 alle 15 CONCERTO DI CAPODANNO: Hyperion Ensemble Gala.

1° parte: Tango de Buenos Aires – 2° parte: Omaggio a Ennio Morricone

Un piacevole modo per aprire il 2025 con le migliori prospettive, accompagnati dal fascino sensuale del Tango e dalle immortali melodie del nostro amato Ennio Morricone.
L’’Hyperion Ensemble, formatosi nel 1992 come ensemble interessato alla musica contemporanea, si dedica sin dall’inizio al repertorio piazzolliano ed al Tango in generale, partecipando nei suoi lunghi anni di attività ad oltre 1200 spettacoli in Festival e Teatri di tutta Europa.

Ingresso libero su prenotazione.

Il 10 gennaio Age Pride, tratto da Age Pride di Lidia Ravera, regia di Emanuela Giordano, con ALESSANDRA FAIELLA e con Chiara Piazza al violoncello.

Come sarà il terzo e il quarto tempo della nostra carriera di esseri umani? Attraverso la confessione (anche molto ironica) del proprio conflittuale rapporto con l’età che avanza, Lidia Ravera rivendica la maestosa allegria celata nella maturità e prova a raccontare come il tempo, da nemico che striscia alle tue spalle aspettando una resa incondizionata, può trasformarsi in un alleato che ti regala una libertà imprevista e una vera rivoluzione interiore. Alessandra Faiella, protagonista di questa inedita versione teatrale, coinvolge (e travolge) il pubblico con sincerità imprudente e provocatoria. Chiama le cose con il loro nome, sgominando ogni stereotipo mortifero. Ce n’è per tutti, dai fissati con la giovinezza a oltranza ai negazionisti (vecchi sono gli altri) fino a quelli che hanno introiettato i peggiori pregiudizi sul terzo e quarto tempo della loro vita e ne restano prigionieri. Un terzo della popolazione italiana è composto da ultra sessantenni, non è mai successo prima. È una conquista o una condanna? L’arringa in difesa della vecchiaia è spietata e commovente. No, la vecchiaia non è sterile o degradante, è un compimento, una sfida. E soprattutto è terreno vergine da attraversare ciascuno col proprio passo.

Alessandra Faiella

Il 26 gennaio alle 16 La soffitta di Chopin, per la rassegna “Tutti a Teatro. Spettacoli per famiglie”, con GIULIA ANGELONI, CAROLA MATERNINI, ARIANNA TALAMONA.

Parigi, anni ‘20 del ‘900. Solange, una giovane compositrice, sta attraversando una crisi profonda: da quando si è diplomata al Conservatorio, non riesce più a comporre e ha preso qualsiasi tipo di ispirazione. Decide così di abbandonare la musica e trova un lavoro-ripiego in una patisserie. Affitta una stanza in una casa in Rue de Tronchet dove si dice che abbia abitato cent’anni prima, il grande Chopin. Trasgredendo a un divieto della padrona di casa, una notte Solange entra nella soffitta misteriosa, situata proprio sopra la sua stanza. Qui, con sua grande sorpresa, entra in contatto, con alcune note magiche che si presentano sotto forma di sfere luminose. Presto Solange scoprirà che questi sono frammenti di una composizione di Chopin, rimasti imprigionati lì perché non vennero mai  stati scritti dal suo autore. Ora che hanno incontrato Solange, le note non le daranno tregua finchè non veranno tradotte, trascritte e suonate, quindi liberate e restituite al mondo intero.

Il 15 febbraio La Madre, di Florian Zeller, con LUNETTA SAVINO e con ANDREA RENZI, Niccolò Ferrero, Chiarastella Sorrentino, regia Marcello Cotugno.

Ne La Madre, Florian Zeller  indaga con estrema acutezza il tema dell’amore materno e le possibili derive patologiche a cui può condurre. La partenza del figlio, ormai adulto, viene vissuta dalla donna come un vero e proprio tradimento, come abbandono del nido, a cui si aggiunge una decadenza dell’amore coniugale in atto da tempo. Anna, la madre, è ossessionata da una realtà multipla, una sorta di multiverso della mente, in cui le realtà si sdoppiano creando un’illusione di autenticità costante in tutti i piani narrativi. Il mondo di Anna è un luogo in cui lei non si riconosce più, isolata da un ménage familiare che l’ha espulsa. Ma la responsabilità di questa solitudine non sta forse anche nell’aver rinunciato alla vita? Abdicare ai sogni, alle speranze e ai desideri unicamente per dedicarsi al proprio unico figlio maschio su cui riversare frustrazioni, rimorsi e ideali d’amore non è forse un cammino che inclina pericolosamente verso la disperazione? Ma dai ricordi Anna può immaginare un risveglio? Nella sua mente di madre si affastellano ora sequenze oniriche ora situazioni iperrealistiche che, alla fine, non sembrano essere né un vero sogno, né la banale realtà del presente, ma una vertigine ipnotica e crudele dalla quale risvegliarsi è impossibile.

Lunetta Savino

Il 20 febbraio in scena Una giornata qualunque, di Dario Fo e Franca Rame, regia e ideazione scenica di Stefano Artissunch, con GAIA DE LAURENTIIS, STEFANO ARTISSUNCH e con Lorenzo Artissunch, musiche BANDA OSIRIS.

Commedia divertente e vivace che traccia un caustico ritratto delle nevrosi femminili condensando il meglio della comicità di Dario Fo e Franca Rame. La protagonista è una donna, Giulia che si è separata dal marito dopo 35 anni di matrimonio e che vive sola in una casa piena di aggeggi elettronici. Di mestiere fa la manager pubblicitaria e quindi ha nella sua casa-ufficio tutta la strumentazione necessaria per fare filmati. La solitudine la sta logorando e non ha più voglia di vivere. Ha deciso di suicidarsi e di lasciare un messaggio video all’ex marito nel quale vuole confessargli di averlo molto amato e dove vuole parlargli della sofferenza della separazione dalla quale sono scaturiti per lei molti vizi come il fumo, l’alcol ed il mangiare senza regole. Nel suo monolocale ha creato diversi “congegni elettronici” per contrastare questi vizi. Mentre si organizza per registrare il videomessaggio e per compiere il “gesto estremo” inizia a suonare il telefono. Si scopre che un giornale dall’invitante titolo “Salute” ha pubblicato un articolo di una psichiatra che dà consigli contro la depressione. Alla fine dell’articolo compare un numero di telefono, che è inopinatamente quello di Giulia…

Il 28 febbraio Pirandello Pulp, di Edoardo Erba, regia di Gioele Dix, con MASSIMO DAPPORTO, FABIO TROIANO.

Siamo in prova, sul palco dove deve andare in scena Il gioco delle Parti di Pirandello. Maurizio, il regista dello spettacolo, si aspettava un altro tecnico per il montaggio luci, ma si presenta Carmine, che non sa nulla dello spettacolo e soffre di vertigini. Maurizio è costretto a ripercorrere tutto il testo per farglielo capire e Carmine, pur di non salire sulla scala e piazzare le luci, si mette a discutere ogni dettaglio della regia. Le sue idee vengono da una sessualità vissuta pericolosamente, ma sono innovative, e Maurizio passa dall’irritazione all’entusiasmo, concependo infine l’idea di una regia pulp: un Gioco delle parti ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si consumano scambi di coppie. I ruoli si invertono e ora è Maurizio che sale e scende dalla scala per puntare le luci, mentre Carmine è diventato la mente pensante. Sembra un semplice gioco di ribaltamento dei ruoli, ma la scoperta di inquietanti verità scuoterà i precari equilibri trovati dai personaggi e farà precipitare la commedia verso un finale inaspettato.

Massimo Dapporto e Fabio Troiano

L’11 marzo Il giocattolaio, di Gardner McKay, regia di Enrico Zaccheo, con FRANCESCA CHILLEMI, KABIR TAVANI.

La trama narra la storia di un serial killer, soprannominato “Il Giocattolaio”, che prende di mira le donne, pur decidendo di non ucciderle. Egli le seduce e le lobotomizza con molta destrezza, abbandonandole a un destino atroce: le rende bambole viventi, immobilizzate su una sedia a rotelle e disponibili ad ogni suo desiderio. Proprio sul caso di queste terribili aggressioni sta indagando Maude, una giovane psicologa criminale, da poco trasferitasi in un cottage isolato alla periferia di Los Angeles. Una notte un motociclista bussa alla sua porta per chiedere di poter usare il telefono. Dopo un primo momento di reticenza, Maude decide di assecondarlo: il ragazzo apparentemente appare innocuo, ma ben presto Maude sarà costretta a rendersi conto di aver fatto un grave errore a far entrare in casa lo sconosciuto. Che sia proprio il terribile Giocattolaio? Tra i due si sviluppa un rapporto molto ambiguo, nel quale i ruoli si confondono, fino a rendere il carnefice vittima e viceversa. Un thriller psicologico claustrofobico, ricco di tensione e suspance, in cui si susseguono colpi di scena a ritmo serrato, che costringono lo spettatore a seguire tutta la vicenda con il fiato sospeso.


Il Cinema-teatro Astoria si trova in Via Gerini 40 a Lerici (SP), tel. 0187 952253 (R. Bocchi)


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